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AFGHANISTAN

La storia degli ultimi 170 anni  di uno dei paesi più controversi del mondo è andata in scena al Teatro Argentina dal 17 al 21 ottobre.  Si tratta di un’epopea teatrale ed un affresco straordinario sul difficile rapporto tra l’Afghanistan e l’Occidente, dal 1842 al 1996.  Una saga teatrale divisa in due racconti “Il grande gioco” e “Enduring Freedom” e diretta da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani che racconta un paese stravolto da egemonie coloniali di estrazioni opposte come quella britannica prima e quella sovietica dopo, fino alla dittatura dei Talebani.

«Il grande gioco» comprende: «Trombe alle porte di jalalabad» di Stephen Jeffreys, «La linea di Durand» di Ron Hutchinson, «Questo è il momento» di Joy Wilkinson, «Legna per il fuoco« di Lee Blessing, «Minigonne di Kabul» di David Greig. Mentre «Enduring Freedom» comprende: «Il leone di Kabul» di Colin Teevan, «Miele» di Ben Ockert, «Dalla parte degli angeli» di Richard Bean, «Volta stellata» di Simon Stephens, «Come se quel freddo» di Naomi Wallace.

Questo meraviglioso esperimento di drammaturgia contemporanea si basa sulla coesistenza di parti recitate e video che documentano anni di cronaca, raccontando gli errori della politica nazionale afgana e della diplomazia internazionale.   Gli attori:  Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Fabrizio Matteini, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri e Giulia Viana ci portano in una regione che con la sua complicata storia riesce a farci comprendere ciò che sta accadendo oggi nel mondo.

Il regista stesso definisce l’Afghanistan come «un paese multietnico, con una straordinaria  quantità di minoranze spiegato molto bene da questi racconti, ma molto poco dalla stampa. Un paese che non è solo vittima dell’Occidente, ma anche dei suoi conflitti interni e dell’egemonia della maggioranza pashtun».

c Nunzia Castravelli

 

ANTIGONE al TEATRO ARGENTINA

 

Antigone è la storia di un’eroina coraggiosa, emblema della libertà di coscienza che sfida il potere del re di Tebe, Creonte, e sacrifica la propria vita pur di dare degna sepoltura al fratello Polinice considerato traditore della patria.

Antigone è un moderno simbolo della dissidenza di fronte ad un potere ingiusto che vieta la sepoltura ai traditori,  ma è anche simbolo dell’emancipazione femminile contro un sistema  maschile iniquo. Questa tragedia di Sofocle ha ispirato la letteratura dei secoli successivi da Racine ad Alfieri, da Honegger a Brecht. Partendo dal testo di quest’ultimo Federico Tiezzi, Fabrizio Sinisi e Sandro Lombardi, nelle vesti di Creonte, mettono in scena al Teatro Argentina un’Antigone dai toni ambigui, interpretata magistralmente da Lucrezia Guidone, dove il tragico è velato da  sottile ironia che introduce situazioni inaspettate quasi comiche in cui bene e male si sfiorano continuamente in una danza che sarà alla fine fatale per tutti.

 La prima scena, che resta impressa per linearità ed eleganza dei movimenti, vede la famiglia reale seduta a tavola, con il cadavere di Polinice sul pavimento: nessuno  tra i commensali tranne Antigone sembra farci caso, finché la donna scaraventa un piatto per terra. Da li inizia la tragedia, con la risoluzione di dare degna sepoltura al fratello pur conscia di andare incontro alla morte disobbedendo all’editto di Creonte.  L’azione si sposta  poi in un obitorio dove il coro è intento a pulire morti rappresentati da scheletri adagiati su delle barelle. Tiezzi sceglie un’atmosfera contemporanea  noir ben accompagnata dalle musiche di Richter ma che purtroppo a volte, per l’uso inflazionato degli scheletri in scena,  valica i confini dell’horror/splatter. Eccessivo l’indovino Tiresia, trasformato in un personaggio in bilico tra Vivienne Westwood con Toy boy al seguito posseduta dal demonio, ed un joker in preda ad una crisi isterica in una cantilena che si fatica a seguire.  Oppure Emone che in un litigio con il padre Creonte sembra affetto da sostanze stupefacenti più che arrabbiato. Questi momenti  eccessivi si alternano a momenti  più lineari e di forte impatto, come la danza delle Erinee dee della vendetta che nella loro danza di morte lanciano polvere rossa, trasformando il palco dell’Argentina in una nuvola sospesa sul destino di morte dei personaggi.

L’epilogo è ben noto. Antigone imprigionata si impiccherà,  Emone figlio di Creonte si darà la morte pugnalandosi, la moglie Euridice seguirà la sorte dei due giovani.  Dopo le profezie di Tiresia e di fronte al malcontento del popolo tebano, Creonte deciderà di rivedere la sua decisione, ma sarà troppo tardi. Pagherà cara la sua superbia e la sua indecisione perdendo tutto.

In alcuni momenti può provocare sonnolenza, ma ci pensaranno i canti Bulgari a ridestarvi.

http://www.teatrodiroma.net/doc/5010/antigone

Nunzia Castravelli