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L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018

La  Collezione Donata Pizzi racconta la fotografia italiana fatta dalle donne a partire dalla metà degli anni Sessanta a oggi. Settanta autrici diversissime per generazione ed espressività artistica che raccontano il loro tempo: dai lavori pionieristici di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Paola Mattioli, Marialba Russo, sino alle ultime sperimentazioni condotte tra gli anni Novanta e il 2018 da Marina Ballo Charmet, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Luisa Lambri, Raffaella Mariniello, Marzia Migliora, Moira Ricci, Alessandra Spranzi e numerose altre.

Le quattro sezioni della mostra sono dedicate, rispettivamente, alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (Dentro le storie); ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (Cosa ne pensi tu del femminismo?); ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (Identità e relazione); e, infine, alle ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo (Vedere oltre).

Testimonianza dei momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio: da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che la hanno caratterizzata quando a partire dagli anni 70 le donne finalmente accedono al sistema dell’arte e del foto giornalismo. A partire da quel periodo i cambiamenti socio-politici ed il movimento femminista fanno da apripista in un ambito esclusivamente maschile. Da allora sempre più donne hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena artistica italiana e internazionale.

Ovviamente, c’è ancora tanto da fare: la disparità di genere è ancora oggi un problema esistente e la storia di molte fotografe è ancora da riscoprire e valorizzare. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la collezione di Donata Pizzi fino al 2 settembre a Palazzo delle Esposizioni a Roma.

 

Nunzia Castravelli

CESARE TACCHI. Una retrospettiva

1965-Renato-e-poltrona

Nato a Roma nel 1940 Cesare Tacchi espose per la prima volta nel 1959 alla galleria Appia Antica in una mostra collettiva insieme a Mambor e Schifano. Aveva solo 19 anni. A differenza di Schifano, nei suoi quadri Tacchi, rifinisce, ritaglia, distilla la realtà seguendo l’esempio di Mondrian.

Qualche anno dopo conosce Plinio De Martiis ed entra a far parte della scuderia artistica della Galleria La Tartaruga. Qui sarà allestita nel 1965 la sua prima personale dove esporrà le cosiddette tele imbottite chiamate “tappezzerie”,  diventando  uno dei massimi esponente della Pop Art italiana insieme a Tano Festa, Mario Schifano, Franco Angeli, Giosetta Fioroni, Jannis Kounellis…  In questi anni Tacchi trasforma il quadro in vero e proprio arredo:  patchworks imbottiti  su cui  delinea figure a smalto nero, ritratti di amici, figure di attori, icone delle pubblicità o delle riviste.

Quadro per una coppia felice

Quadro per una coppia felice, 1965

Tra il 1966 e il 1967 la sua ricerca artistica prende una direzione nuova, crea i cosiddetti mobili impossibili: divani, sedie, poltrone tutti inutilizzabili. Da qui inizieranno diverse performance artistiche come Cancellazione d’artista, Sopra un Tavolo ed il Rito e nel 1970 realizzerà un lavoro fotografico per riappropriarsi della pittura come mezzo espressivo solo successivamente. Nel 1975 infatti esporrà due grandi dipinti alla Galleria La Tartaruga “ Sentite…Se dipingete chiudete gli occhi e cantate” e “Le braccia”.

A poco più di tre anni dalla sua scomparsa il Palazzo delle Esposizioni gli rende omaggio con un’inedita retrospettiva che attraverso più di 100 opere tra dipinti, sculture, documenti e le famose “tappezzerie” ne traccia il percorso artistico e personale. L’ultima sala della mostra è dedicata alle opere realizzate a partire dagli anni Ottanta da un solitario Uccel di Bosco del 1982 al trittico Spirito dell’Arte del 1990. Opere infuse di una vibrante ironia, molto diverse dal primo Tacchi.

 

Nunzia Castravelli