THEATRE

UN NEMICO DEL POPOLO

Un fantastico Massimo Popolizio, insieme ad un cast di bravissimi attori, torna al Teatro Argentina nelle vesti di un nemico del popolo.

Il testo Ibsiano è questa volta ambientato in una contea americana degli anni 20 e racconta ciò che succede quando una società democratica è guidata da personaggi corrotti e menzonieri. Nella cittadina è stato costruito uno stabilimento termale che rappresenta il riscatto per il territorio, offrendo lavoro agli abitanti di un paese depresso economicamente. Ma sorge un conflitto politico e morale che contrappone  il medico Thomas Stockmann, interpretato dallo stesso Popolizio, direttore dello stabilimento, ed il fratello nonchè il sindaco Peter Stockmann, interpretato da una straordinaria Maria Paiato.

Thomas scopre che le acque termali sono causa di inquinamento, Peter, politicamente insabbiatore, tenta invano di convincerlo che la sua denuncia porrà fine ai sogni collettivi di benessere. Il racconto è popolato dai personaggi – dodici attori al fianco dei protagonisti, in costante equilibrio su note di tenerezza e umanità – che sembrano vivere in apparente armonia, ma la cui esistenza sarà irrimediabilmente “inquinata”, come le acque sulle quali si basa l’economia e la prosperità della cittadina.

Lo spettacolo – che prosegue in lunga tournée nei maggiori teatri italiani tenta di dare vita a un testo di fine Ottocento e far sì che incontri l’entusiasmo degli spettatori di oggi e pensando ai 17.000 spettatori della passata stagione è indubbio che ci sia pientamente riuscito.

http://www.teatrodiroma.net/

N.Castravelli

 

Fronte del Porto al Teatro Argentina

Il Teatro Argentina trasferisce sul suo palcoscenico il classico dell’americano Budd Schulberg nella Napoli di quaranta anni fa.  L’opera di Schulberg – a sua volta ispirato a un’inchiesta giornalistica dell’epoca e diventato la base della sceneggiatura del pluripremiato film con Marlon Brando diretto da Elia Kazan (otto Oscar nel 1954) – Fronte del porto torna a calcare le tavole del palcoscenico, dopo la versione teatrale dell’inglese Steven Berkoff, grazie a questo adattamento firmato da Enrico Ianniello con la regia di Alessandro Gassmann che guida un bravissimo cast di attori.

Fronte del Porto è la storia di onesti lavoratori, sottopagati e schiacciati dalla malavita organizzata, che trova la forza di rialzare la testa attraverso il coraggio di un uomo, simbolo di una presa di coscienza che da complice del sistema criminale diventa esempio di riscatto. Una riscrittura ben riuscita che, aiutata da elementi digitali nella scenografia, unisce le suggestioni del testo originale con quelle dei polizieschi napoletani degli anni Ottanta.

Sullo sfondo una Napoli che, con il suo golfo, il suo porto e la sua storia, si fa naturale palcoscenico degli eventi che si alternano in un crescente pathos, per giocare con le musiche dei film, con i colori sgargianti della moda, con i riferimenti culturali di quell’epoca, in cui, commenta Ianniello, «la città stava cambiando pelle nella sua organizzazione criminale; gli anni del terremoto, gli anni di Cutolo. Anni in cui il porto era sempre di più al centro di interessi diversi, legali e illegali. In questo lavoro mi è venuta incontro la rispondenza geografica, che è per me – fin dai tempi di “Chiòve” – un’importante cartina di tornasole sulla congruità dell’adattamento … E, purtroppo, non è stato necessario inventarsi nulla per restituire credibilmente le storie di caporalato, soprusi e gestione violenta del mercato del lavoro in quello specchio della città che è il nostro Fronte del porto».

 

 

 

 

La bisbetica domata di Scaramella

Siamo in Italia alla fine degli Anni Trenta, alla soglia di un radicale cambiamento del rapporto uomo-donna,   in una pensione un uomo di potere organizza una beffa ai danni di un ubriaco facendogli credere di essere un gran signore. Con la complicità di una compagnia di artisti di varietà viene messa in scena la commedia della lotta fra l’astuto Petruccio e la bisbetica Caterina. In un  gioco di equivoci e sotterfugi la farsa che la trama shakespeariana suggerisce, assume i toni del varietà misto a kabarett tedesco, in un clima in cui la finzione sembra toccare punte di verità profonda. Oltre che esilarante rappresentazione di una guerra tra i sessi, il testo si presenta così come un occasione di riflessione sull’esperienza teatrale vissuta come specchio amplificante della vita, luogo di esplorazione dei suoi interrogativi nascosti, e si rivela metafora del rapporto fra l’artista e il potere, della reciproca fascinazione, della difficoltà di mantenere viva e libera la propria voce.

CARROZZERIA ORFEO: LA TRILOGIA

Dopo le feste natalizie, il mese di Gennaio sembra non finire mai. Sempre più freddo e non proprio stimolante. Per fortuna che quest’anno a Roma ci ha pensato il Teatro Piccolo Eliseo ad accedere gli animi con Carrozzeria Orfeo in scena con un tris dei loro spettacoli per la sceneggiatura e regia di Gabriele Di Luca. Ad inaugurare il nuovo anno del Piccolo Eliseo: Cous Cous Klan, seguito da Animali da BarThanks For Vaselina.

Un teatro tragironico dove divertimento e dramma si fondono in un passaggio continuo fra realtà e assurdo, fra sogno e banale. Popolari e profondi, divertenti e cinici, crudi e grezzi ma allo stesso tempo poetici, i personaggi si muovono su quel fragile confine dove, all’improvviso, tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare. Stupisce che l’uso continuo di parolacce non sporchi mai il testo, unico caso al mondo in cui la serie continua di vaffanculo non è mai sprecata ma rende giustizia all’intento “tragironico” della scrittura.

Come in Thanks for Vaselina che racconta la storia di esseri umani sconfitti e lasciati in un angolo dal mondo dopo essere stati sfruttati e poi tragicamente derisi.  Genitori disperati e figli senza futuro combattono nell’ unico istante concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e per l’amore. Di prossima uscita è il film prodotto da Casanova Multimedia e diretto da Gabriele Di Luca che aspettiamo con impazienza.

Da vedere uno a settimana, possibilmente nei primi giorni visto che il weekend è sold out.

Nunzia Castravelli

http://www.teatroeliseo.com/eventi/thanks-for-vaselina/

 

 

 

 

LA FAMIGLIA

La famiglia del Mulino Bianco non esiste, ma esiste quella di FORT APACHE, al Teatro India con la piéce di Valentina Esposito. La regista e drammaturga  ha portato in scena  la storia di una famiglia in cui l’unico mezzo di comunicazione è la violenza e dove antichi rancori sono impossibili da scardinare anche di fronte alla morte.

L’occasione per riunirsi è il matrimonio dell’ultima e unica figlia femmina.                       La cerimonia diventa pretesto per rimettere sul tavolo le incomprensioni tra padri e figli e  luogo dove consumare una vicenda d’amore e d’odio, sospesa tra passato e presente:

«Siamo troppo vicini, ma non vicini abbastanza» dice uno dei protagonisti.

Lo svolgimento della trama svela il vero significato del lavoro della regista che cerca di scandagliare attraverso i suoi personaggi l’animo di uomini che nei lunghi anni di reclusione hanno sofferto per gli affetti lontani, per i figli distanti, per gli amori perduti, e si trovano ora a tentare una ricostruzione emotiva di un rapporto difficile fatto di rivendicazioni e ribellioni, lasciando però un bagliore di speranza nel finale.

Risultati immagini per la famiglia teatro india

 Fort Apache è un progetto teatrale che coinvolge attori professionisti ed attori ex detenuti o detenuti in misura alternativa (semilibertà, affidamento ai servizi sociali, affidamento in centri di prevenzione alla tossicodipendenza, detenzione domiciliare, etc..), che hanno intrapreso un percorso di professionalizzazione e inserimento nel sistema dello spettacolo teatrale o cinematografico. Fra i quali,  Marcello Fonte – dopo Cannes, miglior interprete agli European Film Awards di Siviglia per Dogman di Matteo Garrone –  Alessandro BernardiniChristian CavorsoChiara CavalieriMatteo CateniViola CentiAlessandro ForcinelliGabriella IndolfiPiero PiccininGiancarlo PorcacchiaFabio RizzutoEdoardo Timmi e Cristina Vagnoli.

Tutti hanno contribuito egregiamente alla riuscita dello spettacolo, profondamente umano e per certi versi catartico.

http://www.teatrodiroma.net/doc/6199/famiglia

http://www.fortapachecinemateatro.com

 

QUESTI FANTASMI!

“Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male”

scriveva così  Eduardo De Filippo, uno dei più grandi artisti ed intellettuali del Novecento, ed autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena ed interpretate. Come Questi Fantasmi! Una commedia in tre atti, scritta nel 1945, da cui è stato tratto il film omonimo con Vittorio Gassman e Sophia Loren. Un evergreen teatrale dove tragico e comico si fondano in perfetto equilibrio facendoci rivivere momenti di grande divertimento alternati a momenti di profonda riflessione sulla drammaticità della condizione umana. Come quella del protagonista Pasquale Lojacono che si illude di essere aiutato economicamente da un fantasma che in realtà è l’amante della moglie.

Al Teatro Argentina fino al 6 gennaio sarà possibile, grazie a La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, rivivere questa meravigliosa opera edoardiana.  Pasquale Lojacono, interpretato da un bravissimo Gianfelice Imparato, si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco. Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa.
Pasquale seguendo le istruzioni del portiere, per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria.  Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti…

La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, ha sicuramente ridato al pubblico uno spettacolo vivo, fedele al testo e alla tradizione edoardiana che esprime una certa napoletanità comica e tragica al tempo stesso, contando su un cast di altissimo livello: Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, Paola Fulciniti, Giovanni Allocca, Gianni Cannavacciuolo, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi oltre ai già citati Gianfelice Imparato e Carolina Rosi.

Info qui:

http://www.teatrodiroma.net/doc/5956/questi-fantasmi

 

Nunzia Castravelli

SALOME amore e morte

La Salomè di Oscar Wilde è un testo unico nel suo genere, caratterizzato da diversi registri linguistici: dal drammatico, all’ironico, l’erotico, il grottesco in una miscela  molto ambigua e di difficile rappresentazione proprio per la sua originalità. Scritta in francese durante il soggiorno parigino dell’autore, nel 1893 ne fu pubblicata l’edizione originale dedicata a Pierre Louys, il poeta che curò il testo insieme ad altri amici francesi.

Nonostante sia destinata alla lettura più che alla rappresentazione, l’intensa opera di Oscar Wilde è portata magistralmente in scena al Teatro Eliseo fino al 23 dicembre,  dal regista Luca De Fusco. Interpreti dello spettacolo sono un impeccabile Eros Pagni nel ruolo di Erode, Gaia Aprea in quello di una lunare Salomè, Anita Bartolucci nei panni della gelosa Erodiade, Giacinto Palmarini in quelli di Iokanaan.

La storia la conosciamo tutti: nel palazzo di Erode Antipa, tetrarca di Giudea, si svolge un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egiziani. Erode vive insieme alla sua sposa Erodiade – ex moglie del fratello Filippo. Nella terrazza che dà sulla sala del banchetto, alcuni soldati discutono della bellezza della regina Salomè. Al centro del salone dove si sta svolgendo il banchetto, vi è un’antica cisterna cinta da una vera di bronzo verde, all’interno della quale è rinchiuso il profeta Iokanaan. Erode è preoccupato del comportamento di quest’ultimo, il quale urla, dal fondo della sua prigione, le proprie profezie sull’avvento del Messia, condannando duramente i comportamenti dei monarchi di Giudea. Allontanatasi dal banchetto a causa dei continui sguardi di Erode, Salomè, incuriosita dalla figura del profeta, chiede alle guardie di liberarlo per potergli parlare. Salomè resta inebriata dall’aspetto e dalla voce del profeta e, spinta da un irrefrenabile desiderio sessuale, gli rivela la sua voglia di baciarlo. A queste parole il profeta risponde con un secco diniego mentre il siriaco, follemente innamorato di Salomè, si uccide. Quando giunge sulla terrazza, Erode dichiara tutto il suo amore a Salomè, che rifiuta sdegnata. Nel frattempo, Iokanaan urla le sue condanne nei confronti degli atteggiamenti libertini di Erodiade, che rimane sdegnata dalla mancata difesa da parte del marito, preso dalla bellezza della regina, alla quale chiede di danzare in cambio dell’esaudimento di ogni suo desiderio. Così Salomè inizia ad eseguire “la danza dei sette veli”, posando i piedi nudi nel sangue del povero siriaco.

Finita la danza, Salomè esprime il proprio desiderio:  la testa di Iokanaan…

http://www.teatroeliseo.com/eventi/salome/

 

Nunzia Castravelli