Mese: ottobre 2016

Bambole del Giappone a Roma

In Giappone le bambole non sono solo giocattoli,  sono una tradizione secolare.

Esse riflettono le abitudini del Sol Levante e le aspirazioni del popolo nipponico, hanno caratteristiche peculiari che ben si distinguono a seconda della regione di appartenenza e che, nel corso dei secoli, si sono sviluppate e modificate. Le tecniche utilizzate nella realizzazione delle bambole sono state tramandate di maestro in discepolo per secoli fino ai giorni nostri.

L’Istituto Giapponese di Cultura  di Roma  fino al 28 dicembre, ne offre una bellissima retrospettiva, con una mostra itinerante della Japan Foundation dal titolo

LE BAMBOLE DEL GIAPPONE Forme di preghiera, espressioni d’amore

Dalle KOKESHI NINGYŌ Bambole kokeshi tradizionali realizzate con particolari tecniche di tornitura giapponese; alle OYAMA NINGYŌ Bambole Kabuki che rappresentano lo stile e la moda delle donne giapponesi, attraverso acconciature e costumi brillanti, come raffigurati nel mondo del kabuki.

Le bambole sono inoltre l’occasione per mettere in mostra anche altre forme di artigianato in cui il Giappone eccelle, come il tessile.  Quasi tutte le bambole indossano kimoni meravigliosi che mostrano l’eccellenza e la raffinatezza dell’artigianato tessile nipponico.

Ingresso libero.

Nunzia Castravelli

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Per info:

www.jfroma.it

 

 

 

EDWARD HOPPER, il realismo americano a Roma

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Soir Bleu, 1914, Olio su tela

Nato nel 1882 Eward Hopper è considerato il massimo esponente del realismo americano. Incoraggiato all’arte sin da bambino si iscrisse  alla New York School of Art per trasferirsi poi a Parigi per conoscerne le avanguardie artistiche.

Le sue opere ritraggono la vita e l’esperienza americana nel quotidiano: dai distributori di benzina alle strade silenziose, stanze di motel o di uffici,  scorci illuminati da lampioni o luci al neon, case assolate della campagna americana creano atmosfere surreali e a volte quasi metafisiche.

Per la seconda volta Hopper ritorna a Roma, questa volta al Complesso del Vittoriano fino al 12 febbraio, in un una mostra realizzata da Arthemisia Group e curata da Barbara Haskell del Whitney Museum of American Art, in collaborazione con Luca Beatrice, che ne racconta tutto il percorso artistico.

 60 opere realizzate tra il 1902 e il 1960  distribuite  in sei  sezioni: dalle opere del periodo accademico dell’esperienza parigina a capolavori come Night  Shadows(1921) ed Evening  Wind(1921). Molte delle opere sono state prestate eccezionalmente dal Whitney Museum  di  New  York come Le  Bistro  or  The  Wine  Shop(1909),  Summer  Interior (1909), New  York Interior(1921), South Carolina Morning (1955) e Second Story Sunlight (1960). Prestito  eccezionale  è  il  particolare  olio  su  tela Soir  Bleu, opera del 1914 che all’epoca non fu accolta positivamente dalla critica e successivamente  rivalutata.

Nella mostra allestita nell’ala Brasini del Vittoriano è presentato anche un  importante  gruppo  di  disegni  preparatori  come Study  for  Gas (1940), Study  for Girlie Show (1941), Study for Summertime (1943), Study for Pennsylvania Coal Town (1947).  Ed una sezione dedicata all’influenza che Hopper ebbe sul cinema e viceversa.

Il senso di solitudine, i silenzi, le strade deserte, le atmosfere noir dei quadri di Hopper sono stati fonti di ispirazione per numerosi registi. Opere come House by the Railroad ispirarono il regista Alfred Hitchcock nell’immaginare il famoso “Bates Hotel” dove è ambientato il suo capolavoro “Psycho”. Oppure la sua opera più famosa, Nighthawks del 1942 (non presente in mostra) ispirò  il regista Wim Wenders, in The end of violence.

Influenzato dal cinema Hopper influenzò il cinema a sua volta,  anche se come egli stesso dichiarò la sua intenzione non era raccontare storie attraverso i suoi quadri e l’unica fonte d’ispirazione mai avuta è stata se stesso.

Dopo aver visto la mostra, date un’occhiata al film Shirley: Vision of Reality, di Gustav Deutsch, in cui tredici dipinti di Hopper vengono letteralmente trasferiti sulla pellicola.

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Secondo piano al sole, 1960 – Olio su tela

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Il faro a Two Lights, 1927- Acquerello e grafite su carta

Nunzia Castravelli

Info:

Edward Hopper

Complesso del Vittoriano

Via di San Pietro in Carcere – Roma

1 ottobre 2016 – 12 febbraio 2017

www.ilvittoriano.com