CARROZZERIA ORFEO: LA TRILOGIA

Dopo le feste natalizie, il mese di Gennaio sembra non finire mai. Sempre più freddo e non proprio stimolante. Per fortuna che quest’anno a Roma ci ha pensato il Teatro Piccolo Eliseo ad accedere gli animi con Carrozzeria Orfeo in scena con un tris dei loro spettacoli per la sceneggiatura e regia di Gabriele Di Luca. Ad inaugurare il nuovo anno del Piccolo Eliseo: Cous Cous Klan, seguito da Animali da BarThanks For Vaselina.

Un teatro tragironico dove divertimento e dramma si fondono in un passaggio continuo fra realtà e assurdo, fra sogno e banale. Popolari e profondi, divertenti e cinici, crudi e grezzi ma allo stesso tempo poetici, i personaggi si muovono su quel fragile confine dove, all’improvviso, tutto può inevitabilmente risolversi o precipitare. Stupisce che l’uso continuo di parolacce non sporchi mai il testo, unico caso al mondo in cui la serie continua di vaffanculo non è mai sprecata ma rende giustizia all’intento “tragironico” della scrittura.

Come in Thanks for Vaselina che racconta la storia di esseri umani sconfitti e lasciati in un angolo dal mondo dopo essere stati sfruttati e poi tragicamente derisi.  Genitori disperati e figli senza futuro combattono nell’ unico istante concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e per l’amore. Di prossima uscita è il film prodotto da Casanova Multimedia e diretto da Gabriele Di Luca che aspettiamo con impazienza.

Da vedere uno a settimana, possibilmente nei primi giorni visto che il weekend è sold out.

Nunzia Castravelli

http://www.teatroeliseo.com/eventi/thanks-for-vaselina/

 

 

 

 

LA FAMIGLIA

La famiglia del Mulino Bianco non esiste, ma esiste quella di FORT APACHE, al Teatro India con la piéce di Valentina Esposito. La regista e drammaturga  ha portato in scena  la storia di una famiglia in cui l’unico mezzo di comunicazione è la violenza e dove antichi rancori sono impossibili da scardinare anche di fronte alla morte.

L’occasione per riunirsi è il matrimonio dell’ultima e unica figlia femmina.                       La cerimonia diventa pretesto per rimettere sul tavolo le incomprensioni tra padri e figli e  luogo dove consumare una vicenda d’amore e d’odio, sospesa tra passato e presente:

«Siamo troppo vicini, ma non vicini abbastanza» dice uno dei protagonisti.

Lo svolgimento della trama svela il vero significato del lavoro della regista che cerca di scandagliare attraverso i suoi personaggi l’animo di uomini che nei lunghi anni di reclusione hanno sofferto per gli affetti lontani, per i figli distanti, per gli amori perduti, e si trovano ora a tentare una ricostruzione emotiva di un rapporto difficile fatto di rivendicazioni e ribellioni, lasciando però un bagliore di speranza nel finale.

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 Fort Apache è un progetto teatrale che coinvolge attori professionisti ed attori ex detenuti o detenuti in misura alternativa (semilibertà, affidamento ai servizi sociali, affidamento in centri di prevenzione alla tossicodipendenza, detenzione domiciliare, etc..), che hanno intrapreso un percorso di professionalizzazione e inserimento nel sistema dello spettacolo teatrale o cinematografico. Fra i quali,  Marcello Fonte – dopo Cannes, miglior interprete agli European Film Awards di Siviglia per Dogman di Matteo Garrone –  Alessandro BernardiniChristian CavorsoChiara CavalieriMatteo CateniViola CentiAlessandro ForcinelliGabriella IndolfiPiero PiccininGiancarlo PorcacchiaFabio RizzutoEdoardo Timmi e Cristina Vagnoli.

Tutti hanno contribuito egregiamente alla riuscita dello spettacolo, profondamente umano e per certi versi catartico.

http://www.teatrodiroma.net/doc/6199/famiglia

http://www.fortapachecinemateatro.com

 

QUESTI FANTASMI!

“Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male”

scriveva così  Eduardo De Filippo, uno dei più grandi artisti ed intellettuali del Novecento, ed autore di numerose opere teatrali da lui stesso messe in scena ed interpretate. Come Questi Fantasmi! Una commedia in tre atti, scritta nel 1945, da cui è stato tratto il film omonimo con Vittorio Gassman e Sophia Loren. Un evergreen teatrale dove tragico e comico si fondano in perfetto equilibrio facendoci rivivere momenti di grande divertimento alternati a momenti di profonda riflessione sulla drammaticità della condizione umana. Come quella del protagonista Pasquale Lojacono che si illude di essere aiutato economicamente da un fantasma che in realtà è l’amante della moglie.

Al Teatro Argentina fino al 6 gennaio sarà possibile, grazie a La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, rivivere questa meravigliosa opera edoardiana.  Pasquale Lojacono, interpretato da un bravissimo Gianfelice Imparato, si trasferisce con la giovane moglie Maria in un appartamento all’ultimo piano di un palazzo seicentesco. Maria non sa che il marito ha ottenuto il fitto gratuito per cinque anni di quell’enorme casa (18 camere e 68 balconi) in cambio del compito di sfatare la leggenda sulla presenza di spiriti nella casa.
Pasquale seguendo le istruzioni del portiere, per dimostrare che non ci sono fantasmi dovrà mostrarsi ogni giorno, due volte al giorno, fuori tutti i 68 balconi, mostrando serenità e allegria.  Ascoltando però i racconti del portiere, della sorella di quest’ultimo e del “dirimpettaio” di casa, tal Professor Santanna, il nostro protagonista incomincia a credere all’esistenza degli spiriti…

La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi, ha sicuramente ridato al pubblico uno spettacolo vivo, fedele al testo e alla tradizione edoardiana che esprime una certa napoletanità comica e tragica al tempo stesso, contando su un cast di altissimo livello: Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, Paola Fulciniti, Giovanni Allocca, Gianni Cannavacciuolo, Viola Forestiero, Federica Altamura, Andrea Cioffi oltre ai già citati Gianfelice Imparato e Carolina Rosi.

Info qui:

http://www.teatrodiroma.net/doc/5956/questi-fantasmi

 

Nunzia Castravelli

SALOME amore e morte

La Salomè di Oscar Wilde è un testo unico nel suo genere, caratterizzato da diversi registri linguistici: dal drammatico, all’ironico, l’erotico, il grottesco in una miscela  molto ambigua e di difficile rappresentazione proprio per la sua originalità. Scritta in francese durante il soggiorno parigino dell’autore, nel 1893 ne fu pubblicata l’edizione originale dedicata a Pierre Louys, il poeta che curò il testo insieme ad altri amici francesi.

Nonostante sia destinata alla lettura più che alla rappresentazione, l’intensa opera di Oscar Wilde è portata magistralmente in scena al Teatro Eliseo fino al 23 dicembre,  dal regista Luca De Fusco. Interpreti dello spettacolo sono un impeccabile Eros Pagni nel ruolo di Erode, Gaia Aprea in quello di una lunare Salomè, Anita Bartolucci nei panni della gelosa Erodiade, Giacinto Palmarini in quelli di Iokanaan.

La storia la conosciamo tutti: nel palazzo di Erode Antipa, tetrarca di Giudea, si svolge un banchetto che vede ospiti giudei, romani ed egiziani. Erode vive insieme alla sua sposa Erodiade – ex moglie del fratello Filippo. Nella terrazza che dà sulla sala del banchetto, alcuni soldati discutono della bellezza della regina Salomè. Al centro del salone dove si sta svolgendo il banchetto, vi è un’antica cisterna cinta da una vera di bronzo verde, all’interno della quale è rinchiuso il profeta Iokanaan. Erode è preoccupato del comportamento di quest’ultimo, il quale urla, dal fondo della sua prigione, le proprie profezie sull’avvento del Messia, condannando duramente i comportamenti dei monarchi di Giudea. Allontanatasi dal banchetto a causa dei continui sguardi di Erode, Salomè, incuriosita dalla figura del profeta, chiede alle guardie di liberarlo per potergli parlare. Salomè resta inebriata dall’aspetto e dalla voce del profeta e, spinta da un irrefrenabile desiderio sessuale, gli rivela la sua voglia di baciarlo. A queste parole il profeta risponde con un secco diniego mentre il siriaco, follemente innamorato di Salomè, si uccide. Quando giunge sulla terrazza, Erode dichiara tutto il suo amore a Salomè, che rifiuta sdegnata. Nel frattempo, Iokanaan urla le sue condanne nei confronti degli atteggiamenti libertini di Erodiade, che rimane sdegnata dalla mancata difesa da parte del marito, preso dalla bellezza della regina, alla quale chiede di danzare in cambio dell’esaudimento di ogni suo desiderio. Così Salomè inizia ad eseguire “la danza dei sette veli”, posando i piedi nudi nel sangue del povero siriaco.

Finita la danza, Salomè esprime il proprio desiderio:  la testa di Iokanaan…

http://www.teatroeliseo.com/eventi/salome/

 

Nunzia Castravelli

 

 

AFGHANISTAN

La storia degli ultimi 170 anni  di uno dei paesi più controversi del mondo è andata in scena al Teatro Argentina dal 17 al 21 ottobre.  Si tratta di un’epopea teatrale ed un affresco straordinario sul difficile rapporto tra l’Afghanistan e l’Occidente, dal 1842 al 1996.  Una saga teatrale divisa in due racconti “Il grande gioco” e “Enduring Freedom” e diretta da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani che racconta un paese stravolto da egemonie coloniali di estrazioni opposte come quella britannica prima e quella sovietica dopo, fino alla dittatura dei Talebani.

«Il grande gioco» comprende: «Trombe alle porte di jalalabad» di Stephen Jeffreys, «La linea di Durand» di Ron Hutchinson, «Questo è il momento» di Joy Wilkinson, «Legna per il fuoco« di Lee Blessing, «Minigonne di Kabul» di David Greig. Mentre «Enduring Freedom» comprende: «Il leone di Kabul» di Colin Teevan, «Miele» di Ben Ockert, «Dalla parte degli angeli» di Richard Bean, «Volta stellata» di Simon Stephens, «Come se quel freddo» di Naomi Wallace.

Questo meraviglioso esperimento di drammaturgia contemporanea si basa sulla coesistenza di parti recitate e video che documentano anni di cronaca, raccontando gli errori della politica nazionale afgana e della diplomazia internazionale.   Gli attori:  Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Alessandro Lussiana, Fabrizio Matteini, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri e Giulia Viana ci portano in una regione che con la sua complicata storia riesce a farci comprendere ciò che sta accadendo oggi nel mondo.

Il regista stesso definisce l’Afghanistan come «un paese multietnico, con una straordinaria  quantità di minoranze spiegato molto bene da questi racconti, ma molto poco dalla stampa. Un paese che non è solo vittima dell’Occidente, ma anche dei suoi conflitti interni e dell’egemonia della maggioranza pashtun».

c Nunzia Castravelli

 

IL MONDO DI ANDY AL VITTORIANO

Avrebbe compiuto 90 anni quest’anno, il padre della POP ART di origine polacca Andrew Warhola. Sebbene non sia stato molto amato dalla critica nei primi anni della sua carriera artistica è oggi  il più influente artista del XX secolo.

Il Vittoriano ne celebra fino all’8 febbraio l’incredibile percorso artistico esponendo 170 opere divise in diverse catergorie. La prima è dedicata alle celebri icone: Elvis, Marilyn, Coca-Cola. Andy ha spesso ribadito che i prodotti di massa rappresentano la democrazia sociale e come tali devono essere riconosciuti: anche il più povero può bere la stessa Coca-Cola che beve Jimmy Carter o Elizabeth Taylor. 

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La seconda sezione è la musica dove si fanno notare le copertine da lui create dei dischi dei Rolling Stone Love You Live (1977) e Sticky Finger. Celebre è diventata la banana del disco dei Velvet.

La mostra prosegue poi con le celebrities. Qui è evidente il legame che Andy Warhol aveva con le celebrità di quegli anni.  Quando frequenta lo Studio 54 o il Max’s Kansas City insieme a Liza Minnelli, Debbie Harry, Paloma Picasso, Truman Capote.  Da quel momento il suo studio, la Silver Factory, diviene il punto di riferimento della Pop Art newyorkese e dove passano Bob Dylan, Truman Capote, John Lennon, Mick Jagger, Jack Kerouac, Salvador Dalì, Tennessee Williams, Rudolf Nureyev, Montgomery Clift… Nel 1969 fonda Interview, un magazine interamente dedicato alle celebrità, forse l’unica vera, grande fissazione di Warhol. Dipinge incessantemente nella metà degli anni ’70, usando come base le polaroid scattate dai tanti personaggi che continuano a popolare la Factory: Liz Taylor, Sylvester Stallone, John Wayne, Liza Minnelli, Valentino, Armani, Caroline di Monaco e Michael Jackson.

La mostra si conclude con le prime sperimentazioni digitali di Andy. Un passo nel futuro se visto dal punto di vista dell’icona della pop art che negli anni 80 raggiunse un successo globale e la cui celebrità ha pienamente superato i 15 minuti.

Tutte le info qui  Foto e video della mostra su Instagram&Facebook.

Nunzia Castravelli

L’ALTRO SGUARDO. FOTOGRAFE ITALIANE 1965-2018

La  Collezione Donata Pizzi racconta la fotografia italiana fatta dalle donne a partire dalla metà degli anni Sessanta a oggi. Settanta autrici diversissime per generazione ed espressività artistica che raccontano il loro tempo: dai lavori pionieristici di Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano, Carla Cerati, Paola Mattioli, Marialba Russo, sino alle ultime sperimentazioni condotte tra gli anni Novanta e il 2018 da Marina Ballo Charmet, Silvia Camporesi, Monica Carocci, Gea Casolaro, Paola Di Bello, Luisa Lambri, Raffaella Mariniello, Marzia Migliora, Moira Ricci, Alessandra Spranzi e numerose altre.

Le quattro sezioni della mostra sono dedicate, rispettivamente, alla fotografia di reportage e di denuncia sociale (Dentro le storie); ai rapporti tra immagine fotografica e pensiero femminista (Cosa ne pensi tu del femminismo?); ai temi legati all’identità e alla rappresentazione delle relazioni affettive (Identità e relazione); e, infine, alle ricerche contemporanee basate sull’esplorazione delle potenzialità espressive del mezzo (Vedere oltre).

Testimonianza dei momenti significativi della storia della fotografia italiana dell’ultimo cinquantennio: da esse affiorano i mutamenti concettuali, estetici e tecnologici che la hanno caratterizzata quando a partire dagli anni 70 le donne finalmente accedono al sistema dell’arte e del foto giornalismo. A partire da quel periodo i cambiamenti socio-politici ed il movimento femminista fanno da apripista in un ambito esclusivamente maschile. Da allora sempre più donne hanno acquisito posizioni di primo piano nella scena artistica italiana e internazionale.

Ovviamente, c’è ancora tanto da fare: la disparità di genere è ancora oggi un problema esistente e la storia di molte fotografe è ancora da riscoprire e valorizzare. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce la collezione di Donata Pizzi fino al 2 settembre a Palazzo delle Esposizioni a Roma.

 

Nunzia Castravelli